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CONVEGNO REGIONALE – La pianificazione delle reti sentieristiche nella Regione Marche


12 settembre 2026

Ore 9:30

Auditorium Emidio Neroni Ascoli Piceno



Presentazione

Il Gruppo Regionale Marche e la Sezione di Ascoli Piceno del Club Alpino Italiano promuovono il convegno “La pianificazione delle reti sentieristiche nella Regione Marche“, un momento di confronto tra istituzioni, enti territoriali, aree protette, professionisti e associazioni impegnate nella gestione e valorizzazione del territorio.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la frequentazione escursionistica della montagna e delle aree interne marchigiane sta attraversando una fase di profonda trasformazione.

Negli ultimi anni si è registrato un significativo incremento della presenza di escursionisti lungo i sentieri della regione. Tale crescita, pur rappresentando una straordinaria opportunità per i territori, tende a concentrarsi su un numero limitato di itinerari, generando criticità legate alla sostenibilità ambientale e alla capacità di carico dei luoghi più frequentati.

Parallelamente si è assistito alla forte espansione del fenomeno dei cammini. Attualmente sono circa quindici gli itinerari che attraversano o interessano il territorio marchigiano, contribuendo ad regione ma rendendo sempre più evidente la necessità di una visione coordinata dell’intera rete escursionistica.

Un ulteriore elemento di novità è rappresentato dalla crescente diffusione dell’escursionismo in bicicletta favorito dalle nuove possibilità offerte dall’utilizzo di bike a pedalata assistita da motori elettrici. Tale fenomeno richiede una pianificazione attenta dei percorsi e delle modalità di fruizione, al fine di garantire la sicurezza degli utenti e la compatibilità tra le diverse forme di frequentazione. A ciò si aggiunge la nascita di numerose reti sentieristiche locali promosse da associazioni, gruppi di volontariato e amministrazioni comunali. Si tratta di iniziative meritorie che tuttavia spesso si sviluppano in assenza di un quadro pianificatorio unitario, con il rischio di generare sovrapposizioni, discontinuità e modelli gestionali non coordinati.


Il quadro normativo regionale

L’attuale disciplina regionale, fondata sulla Legge Regionale n. 2 del 2010 e sul relativo regolamento attuativo, ha mostrato fin da subito alcuni limiti applicativi.

La normativa individua nella Rete Escursionistica della Regione Marche (RESM) il risultato di un processo di pianificazione demandato principalmente alle Province e agli enti gestori delle aree protette.

In particolare, l’articolo 4 della legge stabilisce che il soggetto promotore di una proposta di sentiero da inserire nella RESM assuma nel tempo la responsabilità della sua manutenzione e della sua sicurezza. Tale previsione ha di fatto limitato il numero delle proposte avanzate dagli enti locali, con la conseguenza che il processo di costruzione della rete regionale è rimasto circoscritto quasi esclusivamente alle aree protette.


Il contributo del Club Alpino Italiano

Attraverso la Struttura Operativa Sentieri e Cartografia (SOSEC) e grazie all’impegno di centinaia di volontari, il Club Alpino Italiano sta realizzando il Catasto Nazionale dei Sentieri.

Ogni percorso viene rilevato mediante strumentazione GPS e archiviato all’interno di una banca dati contenente informazioni tecniche e gestionali quali sviluppo, dislivello, difficoltà, stato di manutenzione, criticità e caratteristiche ambientali.

Questo patrimonio informativo rappresenta oggi uno dei più avanzati strumenti di conoscenza della rete sentieristica italiana.

Il Club Alpino Italiano ha avviato un percorso di collaborazione istituzionale con le Regioni finalizzato alla condivisione di tali dati mediante specifiche convenzioni. Ad oggi hanno già aderito Lombardia, Piemonte, Umbria e Sardegna.

Un piano della sentieristica consentirebbe di:

  • individuare i corridoi di collegamento tra le diverse reti locali;
  • definire gli itinerari strategici da attrezzare e segnalare;
  • distinguere i percorsi destinati all’escursionismo pedonale da quelli dedicati alla mobilità ciclistica;
  • individuare i tracciati a fruizione promiscua;
  • differenziare i percorsi specialistici da quelli a prevalente vocazione turistica;
  • programmare gli interventi di manutenzione e valorizzazione;
  • migliorare la sicurezza e la sostenibilità della fruizione.