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Stile libero

mauro calibani

Vedevo mio padre buttare la corda per terra, il rumore delle ferraglie, il casco, e la sua faccia era così felice, tutto si svolgeva come un rito nel corridoio di casa nostra, avevo 4/5 anni al massimo,sentivo i racconti delle sue salite, e mi attraeva l’idea, ero fremente della speranza di poterci un giorno andare anch’io.

Negli anni a seguire li ho messi in croce i miei genitori, ma mia madre fu tassativa:”tu te lo scordi, l’alpinismo è pericoloso, non è una cosa per bambini”.

In me fermentava la rabbia, sentivo proprio qualcosa di vero dentro.

mauro calibaniGiuro, sapevo che un giorno sarei diventato uno scalatore, restava solo da capire quale fosse la strategia giusta per convincerli.

Processi mentali che hanno i bambini, sensazioni forti, alcune, quelle che restano inchiodate nella memoria dei miei ricordi, arrampicare.

Una vita spesa bene, la mia prima salita fu in Val Maone; ad un corso di roccia del Cai credo che fosse Francesco Saladini a seguirmi di fianco, finalmente toccava a me salire, avevo aspettato un sacco e nessuno mi aveva promesso una salita.

Fu come un giro sulla giostra, sentii forti emozioni. Ma nulla da fare mia madre mi disse che fino a 14 anni era vietato scalare! Cavolo…

10-05-1988 – Il giorno del mio compleanno.

Tre mesi dopo con mio padre e Massimiliano Catani salimmo sulla Cresta Nord Est al Corno Piccolo.Mi ricordo che pensai solo a cercare su quel massiccio di calcare i pezzi di roccia più difficili dove salire, e già in quell’occasione la mia propensione per la parte gestuale venne fuori immediatamente mentre mio padre mi urlava di passare dove era piu facile.

Effettuai qualche altra salita sempre al Gran Sasso, ma quando papà decise di portarmi ad arrampicare a Rosara accompagnati da Tonino Mari, oltre a trovare il mio primo sacchetto della magnesite sotto quella via che era “tettocca”, provai immenso piacere a salire i gialli strapiombi sulla sinistra. Tonino mi terrorizzò non contento di non vedermi cadere mai, sulle linee più facili, facendomi attaccare i suoi “tetti”. Ricordo il terrore nel non riuscire a salire e nel non volermi staccare, fu la prima della lunga serie di acciaiate cosmiche che mi presi nelle braccia che finì con una pendolata infinita.

1992 – Partimmo, finalmente partimmo.

Con la macchina di Stefano Romanucci, forse la R4 della madre, c’era pure Cristian Muscelli, e non ricordo se c’era pure Sandro Fanesi.

Non so perché presero a cuore la mia causa, fatto sta che il ragazzino rompipalle (io), forse aveva dimostrato delle istintive propensioni alla competizione. Erano i primi campionati italiani juniores e non potevo assolutamente immaginare quello che mi sarebbe capitato.

Da quando entrammo al Palavela di Torino fino a quando non ne uscimmo non feci altro che ingoiare il mio cuore, ricordo che al mio turno partii come un razzo, tirando gli appigli come un mulo, e per la tensione davanti a me vedevo un quadrato nero e basta.

Arrivai 2° e quello fu l’inizio di un distacco dalla realtà di Ascoli.

1997 – La scoperta.

Come per il vino buono, questa è stata per me una buona annata, poiché oltre ad aver vinto la Coppa Italia di difficoltà, è stata quella della scoperta della disciplina che mi ha cambiato la vita.

Dedicandomi al rivoluzionamento del mio patrimonio gestuale sui sassi di Meschia prima e negli innumerevoli altri posti poi, ho letteralmente allargato gli orizzonti. Grazie alla bellezza dei suoi sassi, ed alla varietà dei suoi passaggi, lo scambio di differenti culture scalatorie fra gente molto forte cha arrivava da tutt’Europa, mi ha reso libero di seguire un percorso personale, fuori da ogni schema o tendenza.

Quando ho iniziato a fare bouldering a Meschia, in Italia c’erano si e no 4 o 5 persone che lo praticavano, divise fra la Val di Mello ed il Piemonte, due delle culle italiane dove storicamente nacque il sassismo degli anni addietro…

Si può dire con certezza che attraverso la scoperta di un posto come questo, ci sia stata la vera e propria esplosione del sassismo della nuova generazione italiana, non più come attività propedeutica all’arrampicata, ma fine a se stessa.

Senza dilungarmi troppo, sintetizzando 10 anni di vita, grazie a Meschia oggi ho un lavoro attinente all’arrampicata, e l’8 settembre del 2001 , 3 giorni prima che cadessero le Torri Gemelle, vincevo il primo Campionato del Mondo della storia del bouldering.

2008

Il forte legame con l’alpinismo, nonostante la mia strada fino a questo momento sia stata più lontana, ha fatto si che io abbia maturato una grande attrazione per le salite in stile classico di pezzi di roccia anche più piccoli delle grandi montagne, e approcciando in questo stile, per il momento ho scoperto che i terreni d’avventura se pur non come quelli alpinistici, si possono trovare anche a Mozzano, dove nascosti bombamenti d’arenaria celano fessure da proteggere con i friend, belle come quelle americane, solo che per affrontare i combattimenti a volte pure pericolosi, basta fare 5’ di macchina dal centro della città.

Mauro Calibani


Fotografie

  1. Un giovannissimo Mauro Calibani a San Giorgio