Alpinismo

Pinetta Teodori

1933 / 1994

Sono passati 10 anni dalla morte improvvisa, ma in quelli che l’hanno conosciuta non si sono spenti né il ricordo né l’ammirazione per la sua vita piena e completa, dalla famiglia e dai tre figli amati e seguiti come pochi alla professione di pediatra ospedaliero, dall’impegno nella lotta clandestina contro il regime dei colonnelli in Grecia a quello sociale nella sezione ascolana, da lei fondata, dell’Associazione italiana per l’educazione demografica, dall’ospitalità nella villa dell’Annunziata all’alpinismo: ed è anche per questo che vale la pena ricordarla.

pinettaAllieva di un Corso di roccia della Sucai-Roma, partecipa nel 1958 alla prima ripetizione invernale della via del Canalino al Vettore, al termine della quale, dopo 12 ore di salita, muore Tito Zilioli; dallo stesso anno è istruttrice nei corsi e poi nella Scuola di alpinismo GAP Ascoli.

Arrampica quasi sempre da seconda, come è “normale” per l’epoca e per la città, sia sul Vettore (prima invernale alla cresta di Galluccio, prima ripetizione invernale della via GAP al Pizzo del Diavolo) che, dal 1958, sul Gran Sasso (vie delle palle, della crepa, Alletto-Cravino all’Orientale, Morandi alla Mitria, invernali al versante Nord del Corno Piccolo e altre).

Sulle Alpi sale per normali il Cervino (cresta del Leone), il Rosa, il Bianco, l’Aiguille du Moine, le Courtes (in traversata), la Punta Walker alle Jorasses, lo Zinalrothorn dal Trift, il Bernina, il Palù, il Polluce dal rifugio Mezzalama e il Bishorn, arrampica al Sella e al Sassolungo; fuori d’Italia raggiunge il Cinto in Corsica e il Pico della Maladeta sui Pirenei. Dal 1959 si dedica anche allo sci-alpinismo, prima sui Sibillini poi su Laga, Maiella, Parco d’Abruzzo e Gran Sasso (traversata alta ecc.), infine sulle Alpi (settimana del bacino D’Argentière, haute route Courmayeur-Zermatt, Gran Paradiso, Adamello, San Matteo, Cevedale, settimana delle Oztaler Alpen).

Il 9 agosto 1972, nell’ambito della spedizione “Città di Ascoli” in Hindu Kush, rimasta sola col marito per l’ultimo tentativo, vince dopo 13 ore di arrampicata i 6.138 metri dell’inviolata cima dell’M6: non si fermerà qui, ma è certo uno dei momenti irrepetibili della vita quello nel quale, asciugate la lagrime, lega sulla piccozza le bandierine italiana e afgana, le alza contro il cielo azzurro e cammina, per i pochi passi che la cima permette, nel silenzio assoluto dei seimila.

Di donne così non ce n’era molte, forse non ce n’è molte mai.

Francesco Saladini


Fotografie

  1. 1972 - Pinetta in cima all’M6