Monte Ceresa

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  1. Colophon
  2. Presentazioni
  3. Introduzione
  4. L’area del Monte Ceresa
  5. I comuni
  6. Informazioni utili
  7. L’area del Monte Ceresa e la Conservazione della Biodiversità
  8. Aspetti faunistici
  9. Aspetti geologici e geomorfologici
  10. A passeggio con il naturalista
  11. Gli itinerari di questo libro
  12. Itinerari escursionistici
  13. Itinerari mountain bike
  14. Bibliografia

Chiunque, andando in giro per monti, avrà notato i vari segni e tabelle che spesso indicano il percorso da seguire. Avrà anche notato che il territorio montano del Piceno ne è stato a lungo completamente privo. Per scelta.

La sezione del Club Alpino Italiano di Ascoli Piceno ha sempre pensato che segni, tabelle o altre indicazioni siano un modo per “addomesticare” la montagna e renderla troppo simile alla città. Una visione un pò “elitaria” se vogliamo, che comunque ha permesso a molte persone di “perdersi”.

Non sobbalzate sulla sedia: perdersi è indispensabile per imparare a conoscere la montagna. Verrebbe da augurare a tutti di vivere, almeno per una volta, questa esperienza. Per nostra fortuna, il territorio che abbiamo permette questo genere di “avventura” fuori programma e anche quando si sbaglia sentiero o valle, se non si è proprio sprovveduti, alla fine tutto si risolve con qualche ora di cammino in più.

Da un po’ di anni, però, perdersi è diventato problematico: sterrate, cartine aggiornate, telefoni cellulari ed infine il GPS, lasciano poco spazio all’intuito. Eppoi, seppure resta possibile scegliere di vagabondare per boschi senza strumentazione o guide, prima o poi si incontra una strada. Lentamente ma inesorabilmente, le strade stanno distruggendo un patrimonio millenario fatto di una rete di sentieri, a volte esili, a volte comode mulattiere, che spesso sono l’unico modo per addentrarsi nelle valli.

Alcuni territori, come Arquata o Montegallo, non hanno quasi più sentieri di bassa quota, principalmente perché ad ogni taglio di bosco si aprono nuove piste sui tracciati dei vecchi sentieri, spesso anche usando esplosivi per frantumare le rocce; queste piste vengono poi abbandonate ed in breve tempo l’acqua le distrugge: basta un anno e quello che era un bellissimo sentiero in perfetto equilibrio con il pendio, diventa un solco fangoso che per di più rischia di innescare rovinose frane.

Gli antichi sentieri sono una testimonianza storica, alla pari con qualsiasi altro monumento architettonico. E’ perciò urgente una loro tutela. Le esigenze di chi deve lavorare con la montagna vanno rispettate, ma distruggere così, senza un minimo di pianificazione, ogni percorso è veramente una pazzia. Con un fuoristrada oggi è possibile andare in vetta, o quasi, a Pizzo di Sevo o al Monte Girella, a Pizzo di Moscio, come sulla bellissima cresta di San Gerbone. Il Ceresa è assediato da piste, che oggi sono giunte al Pianamonte ed al Cerqueto, e se ancora non hanno raggiunto la vetta è per i suoi versanti troppo impervi.

Ma la sua bellezza è ancora notevole, e il turismo potrebbe essere un’opportunità in più per conservarne il fascino; ma è evidente che deve essere un turismo che rispetti il territorio il più possibile.

A questo punto, segnalare una zona, renderla più fruibile, fornire strumenti per diffonderne la conoscenza, come l’esperienza dei parchi ha insegnato, può essere una soluzione possibile per evitare un ulteriore degrado.

Antonio Palermi (coordinatore del progetto)

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