Bibliografia

Parte Naturalistica

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Ministero Lavori pubblici – servizio idrografico, 1966. “Carta delle isoiete della precipitazione media annua (trentennio 1926-1955)”.

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Regione Marche, Assessorato Urbanistica e Ambiente, 1992. “Le emergenze botanico-vegetazionali della Regione Marche”. Vol. I. Ancona.

Regione Marche, Assessorato Urbanistica e Ambiente, 1992. “Le emergenze botanico-vegetazionali della Regione Marche”. Vol. II. Ancona.

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Parte Storica

Acquasanta

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Latini, A., Rodilossi, Antonio, Ad aquas, Rimini, EUROARTE s.r.l.

Roiati,Renzo, Sul simbolismo scultoreo dal Romanico al Barocco ascolano,Ascoli Piceno, Fast Edit 2000.

Dott. Rossi, Pietro, La Tavola della salute, del Beato Marco da Montegallo, francescano dei minori osservanti e cenni storici di Montegallo, Fermo,Editrice La Rapida, agosto, 1976.

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Arquata

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AAVV, Conoscere l’archivio di Norcia, Norcia e Arquata del Tronto, mostra documentaria dell’archivio storico comunale Norcia/Castellina/1997-98.

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Bucciarelli, A., “Spigolature francescane nell’arquatano”, in Il Nuovo Piceno, settimanale,anno XXIII n° 29, 29 giugno 1967, p.3.

Carfagna, Bernardo, Rocche e castelli nell’ascolano, Ascoli Piceno, La Sfinge Malaspina, 1996.

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Montegallo

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Cappelli, Furio, Spunti di arte sacra nella valle del Fluvione, Lineagrafica, Centobuchi, 1999.

Cappelli, Furio, I tesori di Montegallo, caratteri ed esemplari di una formidabile fioritura architettonica in area pedemontana (secoli XVI – XVIII), Lineagrafica, Centobuchi, 1997.

Cappelli, Furio, Pedara, una chiesa-fortezza nell’alta valle del Fluvione,Ascoli Piceno, Lamusa, 2003.

Roccafluvione

AAVV, Roccafluvione, la magia della natura, il gusto della storia, a cura della soc.coop. INTEGRA, Centobuchi, Lineagrafica, 2004.

 

Generali

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Croci, Nazzarena, Geografia e storia del banditismo ascolano tra XVI e XIX secolo, in Guide al Piceno - Sibillini, Gianni Maroni Editore, 1994.

Antonelli, Mario, Chiese, abbazie, fortificazioni, in Guide al Piceno, Sibillini, Gianni Maroni Editore, 1994

Leporini, Luigi, Ascoli Piceno, l’architettura dai maestri vaganti ai Giosafatti, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, Arti grafiche fratelli Palombi, Roma, 1973.

Mauro,Maurizio, Castelli, rocche, torri, cinte fortificate delle Marche, Adriapress s.n.c. di Innocenti Loredana vol. IV tomo I.

Mauro,Maurizio, Castelli, rocche, torri, cinte fortificate delle Marche, Adriapress, 1992, vol. I.

Luni, Mario,Archeologia nelle Marche, dalla preistoria all’età tardoantica,Nardini Editore, 2003.

Informazioni Utili

Siti Internet

Acquasanta Terme
http://www.provincia.ap.it/Acquasanta_Terme/
http://www.comuni-italiani.it/044/001/
http://www.incastro.marche.it/incastro/acquasanta/default.htm
http://www.acquasanta.it/
http://www.paggese.it/index.htm
http://digilander.libero.it/quintox/
http://web.tiscali.it/acquasanta


Arquata del Tronto
http://www.provincia.ap.it/comuni/index.asp?IdComune=44006
http://www.comuni-italiani.it/044/006/
http://www.incastro.marche.it/incastro/arquata/default.htm


Montegallo
http://www.provincia.ap.it/Montegallo/
http://www.comuni-italiani.it/044/038/


Roccafluvione
http://www.provincia.ap.it/Roccafluvione/
http://www.comuni-italiani.it/044/064/


Altri
http://www.sibillini.net/
http://www.gransassolagapark.it/new/index.asp
http://www.galpiceno.it/

Strutture ricettive

Acquasanta Terme 63041
Alb. Italia Societa’ Nuove Terme-Tel. 0736.801269
Albergo Ristornate “il Passo” - Piazza Terme, 9 - Tel. 0736.801099
Albergo Ristorante Roma - Corso G. Schiavi, 5 - Tel. 0736.801325
Albergo Ristorante Terme Srl - Piazza Terme, 20 - Tel. 0736.801263 Fax 0736.802700
Albergo Ristorante Tre Lanterne - Frazione Cagnano - Tel. 0736.802580
Hotel Ristorante Il Passo Di Holiday Snc - Piazza Terme, 9 - Tel. 0736.801099
Ristorante “il Bucaneve”  - Via Salaria Vecchia Centrale, 77  - Tel. 0736.801114
Ristorante Castel Di Luco - Frazione Castel di Luco - Tel. 0736.802319    
Ristorante Il Caminetto - Frazione Santa Maria, 144 - Tel. 0736.802818
Ristorante La Casaccia - Via Salaria, 10/A - Telefono 0736.802141
Ristorante Peperito - Frazione S. Maria, 109 - Tel. 0736.802494
Ristorante Pizzeria Il Sole - Via Salaria, 28 - Tel. 335.5914428
Ristorante Tre Lanterne - Frazione Cagnano - Tel. 0736.801386  0736.805196 - Fax 0736.802580


Montegallo
Ristorante Carmela -  Fraz. Uscerno, 39 - Tel. 0736.806126
Ristorante Lo Spuntino - F.lli Valentini Snc
Piazza Taliani, 1 - Tel. 0736.806467
Camping Vettore 0736/807007 0736/807414
Alb. Vettore  - Via Piane Ascolane  - Tel. 0736.806104


Arquata del Tronto
Albergo Ristorante Regina Giovanna - Via Salaria, 5 - Telefono 0736.809148
Albergo Ristorante Camartina - Frazione Camartina - Telefono 0736.809261 -Fax 0736.809631
Ristorante Pizzeria Da Cavallo Di Ferrara C.
Frazione Pretare (AP) - Via Subappenina, 129
Telefono 0736.804689
Ristorante Pizzeria Il Ponticello - Frazione Trisungo, 165 - Telefono 0736.809728 - 0736.809721


Roccafluvione
Il Vecchio Mulino Di Argira Stefano Pensione E Ristorante - Via Ponte Marese, 2 - Tel.0736.365229
Ristorante Hotel Grottino- Via Antonio Gramsci, 1 - Telefono 0736.365114    
Ristorante Il ruspante - Via Resistenza, 28
Telefono     0736.365129
Ristorante Vecchio Mulino- Via Picena Superiore, 2 - Telefono 0736.365470

 

AVVERTENZA IMPORTANTE
Essendo all’esterno delle aree a parco nazionale, sul territorio del Monte Ceresa l’attività venatoria, con particolare riferimento alla caccia al cinghiale, è permessa nel rispetto della vigente normativa nazionale (L.157/92) e regionale (L.R.7/95). Soprattutto per il tipo di caccia messa in pratica per tale specie (v. pag. 49), fare escursioni nelle zone interessate, nei periodi di apertura, può diventare molto pericoloso. Dal 1° novembre al 31 gennaio, per tre giorni alla settimana, a scelta del cacciatore, esclusi il martedi ed il venerdi perché giornate di silenzio venatorio a partire da un’ora prima del levar del sole sino al tramonto. Le stesse normative rimandano comunque al calendario venatorio regionale nel quale sono riportati orari e norme a cui attenersi anno per anno. I cacciatori sono tenuti, a norma di legge, a posizionare cartelli di segnalazione in punti di certa visibilità; per maggior precisione si segnala il numero dell’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia di Ascoli Piceno a cui far riferimento per informazioni su eventuali battute di caccia in programma: 0736.277720.
Inoltre, data la presenza più che millenaria dell’uomo, essendo l’area del Ceresa particolarmente ricca di castagneti, è richiesto a tutti di non raccogliere castagne, nel periodo autunnale, frutto del lavoro di quei pochi abitanti rimasti a presidiare la montagna. E’ comprensibile la diffidenza dei proprietari nei confronti di persone con zaino sulle spalle, perché spesso viene usato per portar via il prezioso frutto. Rassicuriamoli allora, anche mostrando che esso contiene solo le nostre cose.

Presentazione

Un’area di 12.000 ettari, a pochi passi dal centro di Ascoli Piceno, posta ad incastro tra due parchi nazionali: quello dei Sibillini e quello del Gran Sasso e Monti della Laga.
Profili montuosi familiari a tutti coloro che percorrono la Salaria, nel tratto compreso tra Mozzano e Arquata del Tronto.
Versanti scoscesi, aspri, spesso a picco sul Tronto, sui quali l’automobilista, anche se attento alla guida, sui tortuosi tratti della vecchia consolare, non può fare a meno di notare; incredibili casolari sospesi o aggrappati a creste rocciose.

Questa è la zona che il CAI ascolano da diversi anni addita all’attenzione degli escursionisti; che indica come nuova frontiera dell’ambientalismo dopo la conquista dei parchi sulle alte montagne.
È innegabile il grande valore di aree preappenniniche come quella del Monte Ceresa, dove è più facile ritrovare le proprie radici contadine, dove le tracce di un pasato che ci appartiene sono ancora così leggibili da diventare, tra l’altro, un luogo di insostituibile didattica per scuole di ordine e grado.

Così come è innegabile che il sentiero stesso, traccia lasciata dai passi di generazioni di nostri antenati, costituisca di per sé una testimonianza eloquente di un’epoca che è molto utile e importante ricordare.

Ecco all’ora il senso della presenza della Provincia in un progetto che, in perfetta sinergia con la Fondazione CARISAP, vuole restituire la zona del Monte Ceresa ed i suoi sentieri, ai passi delle generazioni di oggi.

Va perciò riconosciuto il merito del CAI, ente morale di indiscussa competenza, la cui sezione ascolana ha compiuto ben 122 anni di presenza e presidio sul territorio, in un progetto che ha promosso e suguito in tutte le sue fasi.

Massimo Marcaccio
Assessore all’Ambiente della Provincia di Ascoli Piceno


 


 

Dialogo trasparente e costante: la “parola d’ordine” che regola la relazione tra la Fondazione Carisap e il territorio. Un territorio che la Fondazione “vive” attraverso l’ideazione e la realizzazione - spesso in prima persona – di progetti e iniziative che ne favoriscano lo sviluppo socio economico. A partire dalla valorizzazione di ciò che nel territorio è già presente, come la cultura e il patrimonio naturale. Tesori tanto segreti quanto affascinanti che chiedono di essere “rivelati”.

Questo è il contesto in cui la Fondazione ha posto il proprio coinvolgimento per la realizzazione di “Appennino Perduto”. Un progetto che è un cammino sui sentieri montani alla scoperta di suggestioni uniche, di mille prospettive che a loro volta raccontano le mille caratteristiche che formano l’identità – unica, preziosa e primigenia - dell’area del Monte Ceresa.

Il risultato, frutto di un lavoro a “quattro mani” con il Club Alpino Italiano, è una “mappa del tesoro”: a servizio delle comunità locali che avranno uno strumento in più per compiere un viaggio alla riscoperta delle proprie radici; al servizio di tutti coloro che, percorrendo i sentieri montani del Monte Ceresa, potranno vivere l’esperienza di un contatto con una natura selvaggia, suggestiva e tutta da “scoprire”.
E se Appennino Perduto è l’incipit della storia, “patrimonio ritrovato” ne è lo sviluppo naturale. 

Perché, per la Fondazione Carisap, lo sviluppo del territorio è in primo luogo “piena consapevolezza” di tutto ciò che il territorio offre.
Perché per la Fondazione Carisap questa consapevolezza non può che passare necessariamente attraverso la creazione di nuove chiavi di fruizione del territorio stesso. Per rileggerne il passato. Per costruirne il futuro.

Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno

 



Il presente volume, unitamente alla carta escursionistica, è parte del lavoro concretizzato dalla sezione CAI di Ascoli Piceno nel corso dell’anno 2003/2004 e parte del 2005.
Ma il “Progetto Ceresa”, viene da molto più lontano: è uno dei prodotti più importanti di quella ricerca, che parafrasando indegnamente Marcel Proust, fu denominata “Alla ricerca dell’Appennino Perduto”, che il CAI ascolano porta avanti dalla seconda metà degli anni ’80. Fu in quegli anni che le attenzioni di alcuni incalliti alpinisti-escursionisti ascolani, si rivolsero ad aree preappenniniche per troppo tempo trascurate a favore dei gruppi “famosi”, come Sibillini, Laga, Gran Sasso. Incalliti si, ma non privi di strumenti culturali, i nostri furono colpiti dalle testimonianze di una civiltà contadina e montanara di cui il preappennino è ricco, ed i sentieri, spesso nascosti da una vegetazione che recupera i suoi spazi, sono parte essenziale di esse.

Nacquero così, come primi risultati della ricerca, le prime gite e trekking tra paesi abbandonati organizzati dal CAI per i cittadini ascolani. Particolare importanza ebbero i trekking dell’Appennino Perduto (1991) del Brigante, della Metella, a cui fecero seguito in anni più recenti, i trekking da Ascoli al Monte Vettore, o dalla stessa città alla cima del Gran Sasso. Tutti con denominatore comune la riscoperta di quella parte di territorio che sta tra la città e le alte montagne appenniniche. Il successo di partecipazione confermò che il “comune sentire” era sintonizzato con il nostro.

Con questo lavoro il CAI, grazie alla fattiva collaborazione dell’Amministrazione Provinciale e della Fondazione CARISAP di Ascoli Piceno, è in grado di offrire alla cittadinanza, soprattutto ma non certamente solo ascolana, un nuovo spazio di cultura, di natura e di avventura.

Uno spazio fatto di incredibili “paesi verticali” fusi con le balze rocciose, antiche chiesette dai portali istoriati, canyon nascosti nel verde, creste vertiginose e panoramiche, castagneti centenari, pareti rocciose abitate dai rapaci.
Per realizzare il “progetto Ceresa” la sezione ha chiamato a collaborare tutti i soci in grado di farlo, per conoscenza del territorio, per competenza professionale, ma soprattutto per passione. E’ stato effettuato un censimento della rete sentieristica, è stato redatto un piano per la riapertura e la segnaletica. Un altro gruppo di esperti si è occupato di ricerche storiche e naturalistiche. I coordinatori hanno infine tirato le somme di tutto, seguendo i lavori sul terreno ed infine concretizzando i prodotti che avete in mano: la guida escursionistica e la carta dei sentieri.

E’ assolutamente doveroso, da parte mia, ringraziare Antonio Palermi ed Alberico Alesi, che hanno messo a disposizione la loro esperienza di autori di guide e carte sui gruppi montuosi del centro Italia, le guide alpine Ciarma e Franceschi, che hanno seguito da vicino i lavori di riapertura e segnaletica dei sentieri, ed infine tutti i componenti dei gruppi di lavoro i cui nomi compaiono nella pagina iniziale di questo libro.

Dario Nanni
presidente della sezione CAI di Ascoli Piceno

Colophon

PROGETTO CERESA
Progetto e coordinamento generale: Alberico Alesi, Antonio Palermi
Gruppo di lavoro: Antonio Palermi (coordinatore), Alberico Alesi, Luca Bracchetti, Tito Ciarma, Amedeo De Santis, Alessandro Federici, Franchino Franceschi, Giuseppe Loffreda, Cristian Muscelli, Dario Nanni, Marcello Nardoni, Laura Poli, Enrico Vallorani
Direzione lavori sul terreno: Tito Ciarma (G.A.), Franchino Franceschi (G.A.)
Collaboratori alla direzione: Andrea Cavucci, Eliseo Mannocchi
Imprese esecutrici: NATURA VIVA soc. coop. a.r.l. di Ascoli Piceno, FRA.SE.MAR. di Acquasanta Terme (AP).
Ricerche storiche: Laura Poli
Parti naturalistiche: Luca Bracchetti
Testi, relazioni e informazioni tecniche per la parte escursionistica: Alberico Alesi, Tito Ciarma, Amedeo De Santis, Franchino Franceschi, Antonio Palermi
Testi, consulenza e immagini itinerari in mountain bike: Alessandro Federici
Revisione testi: Cristian Muscelli
Hanno inoltre collaborato, nell’ambito del corso di formazione della Provincia di Ascoli Piceno, Assessorato all’Ambiente: Oliana Comandini e Catia Caringola
Fotografie: Alberico Alesi, Amanda Bellina, Maurizio Calibani, Tito Ciarma, Amedeo De Santis, Alessandro Federici, Giuseppe Loffreda, Antonio Palermi

Progetto grafico e impaginazione: Antonio Palermi
Cartografia della guida: Simone Alesi

Il Progetto Ceresa è stato realizzato grazie al contributo dell’Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno, Assessorato all’Ambiente, e alla Fondazione CARISAP di Ascoli Piceno

1ª edizione: luglio 2005
Copyright © Club Alpino Italiano Sezione di Ascoli Piceno
via S. Cellini n. 10 – 63100 Ascoli Piceno
Tutti i diritti riservati

Monte Ceresa

ATTENZIONE! Le pagine di questa sezione sono in fase di costruzione

  1. Colophon
  2. Presentazioni
  3. Introduzione
  4. L’area del Monte Ceresa
  5. I comuni
  6. Informazioni utili
  7. L’area del Monte Ceresa e la Conservazione della Biodiversità
  8. Aspetti faunistici
  9. Aspetti geologici e geomorfologici
  10. A passeggio con il naturalista
  11. Gli itinerari di questo libro
  12. Itinerari escursionistici
  13. Itinerari mountain bike
  14. Bibliografia

Chiunque, andando in giro per monti, avrà notato i vari segni e tabelle che spesso indicano il percorso da seguire. Avrà anche notato che il territorio montano del Piceno ne è stato a lungo completamente privo. Per scelta.

La sezione del Club Alpino Italiano di Ascoli Piceno ha sempre pensato che segni, tabelle o altre indicazioni siano un modo per “addomesticare” la montagna e renderla troppo simile alla città. Una visione un pò “elitaria” se vogliamo, che comunque ha permesso a molte persone di “perdersi”.

Non sobbalzate sulla sedia: perdersi è indispensabile per imparare a conoscere la montagna. Verrebbe da augurare a tutti di vivere, almeno per una volta, questa esperienza. Per nostra fortuna, il territorio che abbiamo permette questo genere di “avventura” fuori programma e anche quando si sbaglia sentiero o valle, se non si è proprio sprovveduti, alla fine tutto si risolve con qualche ora di cammino in più.

Da un po’ di anni, però, perdersi è diventato problematico: sterrate, cartine aggiornate, telefoni cellulari ed infine il GPS, lasciano poco spazio all’intuito. Eppoi, seppure resta possibile scegliere di vagabondare per boschi senza strumentazione o guide, prima o poi si incontra una strada. Lentamente ma inesorabilmente, le strade stanno distruggendo un patrimonio millenario fatto di una rete di sentieri, a volte esili, a volte comode mulattiere, che spesso sono l’unico modo per addentrarsi nelle valli.

Alcuni territori, come Arquata o Montegallo, non hanno quasi più sentieri di bassa quota, principalmente perché ad ogni taglio di bosco si aprono nuove piste sui tracciati dei vecchi sentieri, spesso anche usando esplosivi per frantumare le rocce; queste piste vengono poi abbandonate ed in breve tempo l’acqua le distrugge: basta un anno e quello che era un bellissimo sentiero in perfetto equilibrio con il pendio, diventa un solco fangoso che per di più rischia di innescare rovinose frane.

Gli antichi sentieri sono una testimonianza storica, alla pari con qualsiasi altro monumento architettonico. E’ perciò urgente una loro tutela. Le esigenze di chi deve lavorare con la montagna vanno rispettate, ma distruggere così, senza un minimo di pianificazione, ogni percorso è veramente una pazzia. Con un fuoristrada oggi è possibile andare in vetta, o quasi, a Pizzo di Sevo o al Monte Girella, a Pizzo di Moscio, come sulla bellissima cresta di San Gerbone. Il Ceresa è assediato da piste, che oggi sono giunte al Pianamonte ed al Cerqueto, e se ancora non hanno raggiunto la vetta è per i suoi versanti troppo impervi.

Ma la sua bellezza è ancora notevole, e il turismo potrebbe essere un’opportunità in più per conservarne il fascino; ma è evidente che deve essere un turismo che rispetti il territorio il più possibile.

A questo punto, segnalare una zona, renderla più fruibile, fornire strumenti per diffonderne la conoscenza, come l’esperienza dei parchi ha insegnato, può essere una soluzione possibile per evitare un ulteriore degrado.

Antonio Palermi (coordinatore del progetto)

Itinerario MTB 7

Distanza: 20.5 km

Altitudine: 820 - 1250 m

Dislivello in salita: 853 m

Dislivello in discesa: 853 m

Tempo totale necessario: 3.50/4 ore

Difficoltà: fino a Prato Comune il percorso è abbastanza agevole con salite lunghe e mai troppo ripide. Da Prato Comune lo sterrato di circa 1 km in discesa è consigliabile percorrerlo a piedi in quanto molto rovinato dalle acque piovane. Il ritorno da Piedilama è facile su strada asfaltata con l’ultima discesa dal Galluccio su piacevole e semplice strada brecciata

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Rigo - Passo di Galluccio - Prato Comune -

Piedilama - Pretare - Passo di Galluccio -

Rigo

Accesso

Da Ascoli Piceno 32.5 km

Tipo di strada

Brecciata da Rigo al Galluccio e su sterrato sino a Prato Comune. Su sentiero per circa 1 km e poi nuovamente brecciata sino a Piedilama. La strada è asfaltata da Piedilama al Passo di Galluccio. Dal Passo si riprende la strada brecciata verso Rigo.

Commento

Escursione a ridosso del Parco Nazionale dei Sibillini con bella salita, a tratti nel bosco, da Rigo al Passo di Galluccio. Qui inzia uno sterrato di cresta molto panoramico con alle spalle l’imponente parete sud-est del Monte Vettore che si segue pedalando verso Prato Comune, con bella vista sulle creste del Parco Nazionale della Laga e del Monte Ceresa.

La salita da Piedilama, pur essendo su strada asfaltata, è sempre remunerativa e il traffico, essendo una strada di montagna, non è mai intenso. La discesa dal Passo del Galluccio sino a Rigo si effettua lungo l’itinerario di salita.

Descrizione

Si parte dalla frazione di Rigo nel comune di Montegallo dove si può lasciare la macchina nelle vicinanze della chiesa. Si percorre un breve tratto in salita su strada asfaltata sino ad incontrare la strada brecciata che sale e costeggia inizialmente il Torrente Fluvione.

La salita è con pendenza costante e, dopo aver superato alcuni protoni, entra nel bosco sino alla parte terminale dove si ricongiunge alla strada asfaltata che proviene da Balzo di Montegallo. All’incrocio si gira a sinistra e si continua a salire sino a raggiungere dopo pochi tornanti al Passo del Galluccio. Arrivati al Passo si volta a sinistra per la strada inizialmente brecciata che costeggia una cabina elettrica.

Dopo un breve ma ripido strappo in salita, la pendenza dello sterrato diviene più lieve e dopo circa 1.4 km dal Passo si raggiunge il punto più elevato dell’escursione. Iniziata la discesa, dopo circa 300 m si può proseguire diritti o prendere una breve scorciatoia sulla sinistra che permette di riprendere il tratturo principale visibile poco più in basso. Ripreso lo sterrato principale, si prosegue in leggero falsopiano per alcune centinaia di metri per poi riprendere nuovamente a salire.

Giunti a Prato Comune si volta a destra per scendere verso Piedilama. Lo sterrato inizialmente poco visibile, diviene sentiero e passa nelle vicinanze di un primo fontanile che si oltrepassa. Il sentiero è difficilmente percorribile in bici perché molto rovinato dalle acque piovane che hanno scavato profondi solchi. In circa 30 minuti a piedi, dopo aver attraversato il fosso La Valle, si giunge ad un secondo fontanile dove inizia la strada brecciata che continua a scendere.Si attraversa nuovamente il fosso, lasciandocelo sulla sinistra e si sale per poche decine di metri per poi nuovamente scendere per ripidi tornanti sino alla frazione di Piedilama.

Arrivati in paese si imbocca la strada asfaltata a destra che sale verso Pretare e verso il Passo del Galluccio seguendo le indicazioni stradali per Montegallo.

Dal Passo del Galluccio si riprende la strada brecciata che in circa 3.5 km ci riporta al punto di partenza.

La chiesa di S. Maria in Lapide

La chiesa di Santa Maria in Lapide è tra le più antiche chiese poste fuori dalle mura ascolane insieme a quella di Santa Maria in Pantano, costruita alle falde del monte Vettore; essa sorgeva su un luogo di transito che aveva già un’importanza consolidata. In epoca alto medievale appartenne ad un insediamento monastico e venne amministrata almeno fino al XIII secolo in forma di prepositura.

Nel 1580 la chiesa di Santa Maria in Lapide aveva quattro campane con le quali si dava l’avviso della presenza dei banditi; sotto di sé aveva le ville di Rigo, Fonditore, Forca, Corbara, Collicelli, Balzetto, Balzo, Valleorsara, Costantini e la terra di Monte Gallo. Nel 1580 la parrocchia contava 214 famiglie.

La chiesa attuale, che ha subito significativi lavori di restauro ed è stata inaugurata dopo una lunga chiusura nel 2000, consiste in quello che all’origine era il capocroce di una chiesa di notevoli dimensioni. Infatti, l’antica chiesa aveva una pianta a croce commissa, detta a Tau, con una navata unica conclusa dal transetto sormontato da una cupola. A causa di problemi statici la navata antica fu soggetta a gravi dissesti e venne demolita; un successivo tentativo di riedificazione presentò le stesse problematiche nelle fondazioni, cosicché la chiesa fu ridimensionata.

Fu demolita la navata pericolante e il transetto divenne il corpo principale dell’edificio, modificando così anche l’orientamento originale dell’edificio.

La struttura che oggi possiamo osservare ha, secondo l’analisi fornita da Furio Cappelli, componenti posteriori alla seconda metà del XV secolo. L’innesto dell’antica navata è visibile nell’arco trionfale tamponato sul lato destro della chiesa attuale. Sempre sul lato destro, mediante una scala autoportante si accede alla casa del parroco realizzata negli spazi della torre antica.

Internamente, sul fondo sono state collocate in seguito agli ultimi restauri il rosone e due monofore utilizzate a mo’ di nicchia, mentre il portale antico attende ancora di essere risistemato.

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In alto: S. Maria in Lapide, sullo sfondo il Vettore

In basso: la strada tra il Galluccio e Prato Comune

A destra: il Vettore dalla strada

Itinerario MTB 6

Distanza: 28.5 km – percorso 6 - 27.3 km – percorso 6a

Altitudine: 300 - 780 m

Dislivello in salita: 505 m

Dislivello in discesa: 505 m

Tempo totale necessario: 3/3.30 ore

Difficoltà: fino a Colleiano il percorso è abbastanza agevole con salite lunghe ma sempre piacevoli e mai troppo pendenti. Da Colleiano lo sterrato in discesa è di media difficoltà

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Percorso 6a

Marsia - Ponte Paoletti - Bovecchia -

Pescolla - Pastina - Scalelle - S. Maria Scalelle - Roccareonile - Marsia

Accesso

Da Ascoli Piceno 13.7 km, 1 ora per l’andata e 45 minuti per il ritorno.

Tipo di strada

Il primo tratto da Marsia a Ponte Paoletti è su strada asfaltata. La salita per Pastina, passando per Bovecchia, Pescolla è brecciata e nell’ultimo tratto asfaltata. Da Pastina fino a Scalelle la strada è brecciata per poi divenire nuovamente asfaltata fino a Colleiano. Da Colleiano entrambi gli itinerari di discesa proposti sono su sterrato.

Commento

Itinerario non impegnativo ad eccezione dei tratti che da Colleiano scendono verso Marsia dove è possibile scegliere due percorsi alternativi, entrambi su sterrato: il primo attraverso il bosco sino al Mulino Trobbiani dopo aver guadato nel finale il torrente Noscia; il secondo su ripida discesa verso Capo il Colle.

Il percorso si svolge tutto nel comune di Roccafluvione e dal capoluogo di Marsia raggiungono le frazioni, ancora abitate di Pastina e Scalelle con un itinerario sempre vario e con scorci di paesaggio mai ripetitivi.

Descrizione

Dal capoluogo di Marsia ci si dirige, come per il percorso n. 1, in direzione di Comunanza e poi di Montegallo, sino al Ponte Paoletti a circa 5.4 km dal punto di partenza. Lungo questo itinerario sono da non perdere i già descritti Ponte Nativo a Marsia, il mulino Arena con l’omonima cascata sul Fluvione e la caratteristica chiesa dei S.S. Ippolito e Cassiano in località Pedara, raggiungibile con una breve deviazione in salita di 500 m.

Giunti al bivio del Ponte Paoletti si percorre in salita, su strada brecciata, il medesimo itinerario descritto al n°2 per Bovecchia – Pescolla, sino al manufatto dell’acquedotto comunemente chiamato “ripartitore”. Dopo circa 200 m dal casotto dell’acquedotto, si gira a sinistra e si inizia a scendere per strada brecciata sino a raggiungere la strada asfaltata che a sinistra proviene da Gaico e a destra va in direzione di Pastina. Al bivio si prende a destra e si scende leggermente, su strada asfaltata, per circa 1 km per poi risalire nuovamente con un piccolo strappo, verso la frazione di Pastina dove il panorama si apre con un bellissimo scorcio versi i Monti Gemelli.

Da Pastina si continua lungo la strada brecciata che con dolci saliscendi conduce alla piccola frazione di Scalelle. Attraversato l’abitato, dopo circa 700 m si incontra un quadrivio e si prende a sinistra per la strada asfaltata in direzione di S. Maria Scalelle che si incontra dopo circa 1 km deviando a destra per una strada brecciata. Giunti alla chiesa si prende il breve sentiero a sinistra che si ricongiunge alla strada asfaltata che scende verso Colleiano. Si entra a questo punto nell’abitato di Colleiano lasciando la strada asfaltata per iniziare la discesa su sterrato.

È possibile effettuare la discesa con i due seguenti itinerari alternativi:

6) oltrepassate le case della frazione si imbocca una strada sterrata e a circa 250 m dal paese, al bivio si prende a sinistra. Si percorrono altri 170 m e si incontra un nuovo bivio dove si prende ancora a sinistra e si segue il tratturo che più avanti entra nel bosco. A questo punto il percorso si fa più impegnativo, soprattutto dopo abbondanti precipitazioni che creano profondi solchi lungo il tracciato. Si continua a scendere per circa 2 km, con un tracciato tecnico ma mai troppo impegnativo, sino a raggiungere il Torrente Noce. Qui il tratturo diviene sentiero e si guada il piccolo torrente anche rimanendo in sella alla bici, prestando comunque attenzione alle buche non visibili con acqua torbida. Attraversato il fosso si supera il mulino Trobbiani e dopo circa 200 m si raggiunge la strada asfaltata che scende verso Roccafluvione. Giunti alla S.S. n. 78 Picena si gira a sinistra sino a raggiungere il punto di partenza.

6a) dopo avere imboccato la stessa sterrata, al bivio dopo 250 m si prosegue diritti lungo il tratturo che scende in direzione di Capo il Colle.

Anche qui il percorso è a tratti impegnativo per gli insidiosi solchi lasciati dalle acque piovane che hanno lasciato scoperte numerose lastre di pietra di arenaria. Per i meno esperti è consigliabile procedere a piedi per alcune centinaia di metri. Giunti a Capo il Colle inizia la strada asfaltata che scende verso Casaregnano. Dopo circa 200 m si incontra un bivio e si prosegue diritti; dopo altri 200 m si incontra la chiesa di Casaregnano.

Al bivio della chiesa si gira a sinistra e si scende verso Fonte dei Pioppi dove si attraversa sul ponte il Torrente Noscia e ci si immette sulla strada asfaltata che a destra porta verso la S.S. n. 78 Picena e da qui nuovamente a destra sino al punto di partenza.

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Scalelle

Il paese di Scalelle si trova arroccato su uno sperone roccioso dalla particolare conformazione a falde orizzontali, dalla quale deriva appunto il suo toponimo. Inoltre nei dintorni del castello, sul sentiero che porta al monte di Scalelle, si trovano gradini scolpiti nella roccia, fosse e conci squadrati.

Questo antico borgo ha probabilmente origini feudali anche se mancano fonti che possano attestarne la provenienza. Le prime notizie sull’esistenza del paese risalgono alla metà dell’XI secolo quando, per volere del suo dinasta, fu ceduto al vescovo di Ascoli Bernardo II, che resse la diocesi dal 1045 al 1069; Scalelle rimase legato alla diocesi ascolana per circa due secoli. Nel XIII secolo, soggetta ad un nuovo assetto amministrativo e tenuta a versare tributi alla città di Ascoli, ebbe con la città scontri violenti. Con ogni probabilità, in conseguenza di tali ribellioni contro il pagamento dei tributi, il castello si trovò ad essere governato da alcuni signori del luogo.

Nella Descriptio Marchiae Anconitanae del 1356 si dice che “Nobiles de Stalellie tenebant Castrum Stalellie”; al castello essi dovevano prestare giuramento di fedeltà, rispondere delle cavalcate dell’esercito e presenziare le assemblee parlamentari indette dal rettore della Marca.

Si presume che furono proprio questi signori ad edificare, come emblema della loro forza e del loro potere, la Rocca di Scalelle citata in un atto notarile del 1445, di cui oggi non rimangono tracce se non nelle buche sulle rocce di arenaria, sedi delle travi che costituivano la palizzata di protezione esterna.

La costruzione sorgeva sopra un’altura strategica, costruita con conci in arenaria, ed era caratterizzata da una torre di avvistamento dalla massiccia struttura e da alcuni fabbricati residenziali.

Negli anni successivi, i signori di Scalelle persero il potere sulla rocca che nel catasto redatto dalla città di Ascoli per l’aggiornamento delle imposte nel 1458 citava Scalelle come sindacato autonomo.

Nel Quattrocento, dunque, il castello era ancora di proprietà privata, ma probabilmente non più utilizzato come edificio difensivo in quanto la valutazione catastale fa desumere che la struttura doveva essere seriamente compromessa: essa non aveva più le palizzate originarie e si parlava di prati verdi circostanti la struttura.

Il decadimento della rocca fu strettamente connesso al progressivo abbandono da parte dei gruppi nobiliari a partire dalla metà del ‘500. Avendo perso le sue originarie caratteristiche d’uso, l’edificio fu smantellato e i conci riutilizzati nell’edilizia civile del paese.

Gli ultimi resti visibili della rocca risultano essere stati fotografati intorno al 1980 e scomparvero completamente nel decennio successivo.

I Sibillini salendo verso Pescolla

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La pista sterrata che scende verso il mulino Trobbiani

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S. Maria di Scalelle

Itinerario MTB 5

Distanza: 9.8 km

Altitudine: 261 - 515 m

Dislivello in salita: 260 m

Dislivello in discesa: 260 m

Tempo totale necessario: 1.10/1.30 ore

Difficoltà: fino a Vitavello il percorso è facile anche se a tratti su impegnativa salita. Da Vitavello il tracciato è inizialmente su sterrato di media difficoltà, per poi diventare impegnativo e tecnico sul breve sentiero in discesa sino a Pedara. Questo tratto, soprattutto per i meno esperti e nel periodo invernale o dopo abbondanti precipitazioni, è consigliabile percorrerlo a piedi. Da Pedara lo sterrato in discesa è di media difficoltà

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S.S. 4 Salaria (1° bivio Giustimana) -

S.S. 4 Salaria (2° bivio Giustimana) - bivio Collina - Vitavello - Pedara - S.S. 4 Salaria

Accesso

Da Ascoli Piceno 12,3 km, 35 minuti per l’andata e 25 minuti per il ritorno (in bici).

Tipo di strada

Il primo tratto sino al bivio per Collina è su strada asfaltata. Dal bivio per Collina sino alla frazione Vitavello è su strada brecciata. Da Vitavello si scende inizialmente su sterrato e nel tratto più impegnativo su sentiero. Da Pedara si percorre nuovamente uno sterrato sino alla S.S. N°4 Salaria per poi tornare al punto di partenza su strada asfaltata.

Commento

L’itinerario permette di prendere confidenza con il comprensorio escursionistico del M Ceresa che è particolarmente votato all’utilizzo della mountain bike.

Il tracciato è breve, non eccessivamente impegnativo ed è comodamente raggiungibile dal centro di Ascoli Piceno in circa 30 min. di bicicletta.

L’escursione è rivolta a ciclisti anche non veterani in quanto, il tratto più tecnico ed impegnativo su sentiero, può essere più facilmente affrontato a piedi.

Descrizione

Si parte dalla S.S. n. 4 Salaria in corrispondenza del bivio per Giustimana. Si prende la stretta strada asfaltata che sale all’inizio con ripidi tornanti ma che è sempre piacevole perché poco trafficata. Dopo circa 2.3 km si arriva al 2° bivio per la frazione di Giustimana. Si continua diritti sempre su strada asfaltata sino al successivo bivio per Collina dove termina la salita. Al bivio si procede ancora diritti sulla strada brecciata che dopo 500 m porta alla minuscola frazione di Vitavello.

Si prende a questo punto lo sterrato a sinistra che continua a scendere seguendo il filo di cresta. Dopo un tratto in falsopiano, lo sterrato diviene sentiero ed entra semi-nascosto nella macchia di ginestre, rimanendo parzialmente chiuso nel periodo invernale. Questa zona del percorso è breve ma impegnativa; per i meno esperti è consigliabile scendere a piedi o aggirare questo tratto di circa 300 m percorrendo il prato più in basso. Ripreso il sentiero più agevole, si arriva in pochi minuti a Pedana. Giunti in vista del paese, subito prima della strada asfaltata, si gira a sinistra per un tratturo che continua a scendere, tranne un piccolo strappo in salita di alcune decine di metri, sino alla S.S. n. 4 Salaria dove, girando a destra, in circa 2.2 km si torna al punto di partenza.

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Scendendo verso Pedara

Chiesa di S. Ippolito e Cassiano a Pedara

La chiesa dei Ss. Ippolito e Cassiano di Pedara per la sua posizione e per le sue caratteristiche strutturali rappresentava non solo un luogo di culto, ma anche il punto di riferimento sociale ed economico della comunità circostante; rientrava, infatti, nell’orbita giurisdizionale dell’abbazia di Farfa che aveva creato in questo territorio una rete di luoghi di culto in punti strategici.

L’interno della chiesa presenta diverse ed interessanti rappresentazioni pittoriche. L’affresco sotto il bassorilievo a stucco dell’altare rappresenta il Crocifisso tra le tre Marie e San Giovanni Evangelista e viene datato alla seconda metà del Cinquecento. Sullo sfondo vi è una città murata con sopra un picco che rappresenta probabilmente la città di Ascoli dominata dal Monte dell’Ascensione.

A sinistra del presbiterio, sulla parete di fondo e nell’intradosso di una nicchia ad arco, vi era una rappresentazione dell’Inferno andata perduta per metà, a causa dell’apertura, nel Settecento, della porta della canonica. L’affresco ammoniva i bestemmiatori attraverso una visione dell’inferno dove le anime dannate venivano deformate dalla sofferenza; sopra un braciere con lingue di fuoco è scritto: BIASTIMATORI DEL/PATR[e]. Altri interessanti dipinti votivi, alcuni attribuiti al “Maestro di Offida, sono posti all’interno della chiesa.

All’esterno, sopra il portale del fianco destro, all’interno di una lunetta, vi è un affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino Benedicente dipinta secondo modalità stilistiche quattrocentesche.

Davanti la chiesa vi è la torre, in origine costituita da cinque piani, che per le sue caratteristiche architettoniche aveva un chiaro scopo difensivo.

Il locale al pian terreno, coperto da una volta a botte, era accuratamente decorato con affreschi con la figura di Cristo che doveva “accogliere i fedeli” che si accingevano ad entrare in chiesa.

Al secondo piano vi è un locale con volta a crociera da cui parte la scala per accedere sopra, in un vano anticamente destinato a magazzino e punto di avvistamento e difesa.

La casa canonica addossata su un fianco dell’edificio risale, secondo Furio Cappelli, all’ultimo quarto del Settecento.

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In questa pagina: nei pressi di Pedara

Itinerario MTB 4

Distanza: 24.5 km

Altitudine: 335 - 860 m

Dislivello in salita: 651 m

Dislivello in discesa: 651 m

Tempo totale necessario: 3/3.30 ore

Difficoltà: fino ad Agore il percorso si presenta di difficoltà media per la lunga salita su strada brecciata. Da Agore a Poggio Rocchetta il tracciato è su sentiero ripido e molto tecnico per la presenza di salti di pietre e tratti anche esposti che non permettono errori di conduzione della mountain-bike. Questo tratto, soprattutto per i meno esperti e nel periodo invernale o dopo abbondanti precipitazioni è consigliabile percorrerlo a piedi. Da Poggio Rocchetta il ritorno al punto di partenza è facile, in gran parte su strada asfaltata.

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Centrale d’Acquasanta - Falciano -

Rocchetta - Agore - Poggio Rocchetta - Tallacano - Centrale d’Acquasanta

Accesso

Da Ascoli Piceno 17 km, 50 minuti per l’andata e 35 minuti per il ritorno (in bici).

Tipo di strada

Il primo tratto sino al bivio per Falciano è su strada asfaltata. Da Falciano la salita è su strada brecciata sino ad Agore. Da Agore si scende su sentiero ripido e molto tecnico. Da Poggio Rocchetta sino a Tallacano la strada è nuovamente brecciata in lieve salita. Da Tallacano sino al punto di partenza la strada è asfaltata, sempre in discesa, ma con due piccoli strappi in salita.

Commento

Anello di difficoltà media ad eccezione del tratto Agore-Poggio Rocchetta che è consigliabile fare a piedi.

È il percorso tra i più suggestivi del comprensorio, alla ricerca delle frazioni più solitarie e abbandonate del comune di Acquasanta, paesi ancora pieni di fascino e memoria storica, nonostante lo stato di abbandono dei fabbricati dovuto alla difficoltà di accesso e all’asperità dei luoghi.

Il tratto di maggiore interesse inizia in prossimità di Rocchetta, quando terminata l’impegnativa salita, la strada diviene molto panoramica e di crinale fra lastre e rocce di arenaria con visibili più in basso, i paesi di Tallacano e Poggio Rocchetta. Si susseguono lungo il percorso la frazione abbandonata di Rocchetta, le cui case in pietra di arenaria, ormai pericolanti, si confondono con le abitazioni rupestri delle vicinanze ricavate all’interno di grotte naturali; più avanti si incontra la frazione di Agore con il percorso che l’attraversa lungo lo stretto asse principale zigzagando fra le macerie dovute a crolli per l’abbandono dei fabbricati. Scendendo sul ripido sentiero da Agore si incontra più in basso la frazione di Poggio Rocchetta, che forse per la migliore accessibilità, sta vivendo un lenta fase di recupero dei manufatti edilizi. Pedalando da Tallacano verso Centrale, su strada asfaltata, si ha la sensazione del ritorno alla civiltà, ma rimane il piacevole ricordo dei paesi, ingessati dal tempo, ricchi di storia della civiltà contadina.

Descrizione

Si parte dalla frazione di Centrale al km 187 della S.S. n°4 Salaria, in corrispondenza del bivio per Tallacano-Falciano. Inizialmente si scende su strada asfaltata per circa 600 m sino ad attraversare il fiume Tronto per poi salire fiancheggiando il fosso di Tallacano. Dopo circa 1 km si incontra sulla destra una bella cascata con un salto di 15 m che alimenta il sottostante mulino Pompili.

A 4,5 km dalla partenza, al bivio per Falciano si volta a destra lasciando la strada asfaltata ed imboccando la lunga strada brecciata per Agore. Dopo circa 900 m dal bivio, si volta nuovamente a destra e si raggiunge dopo altri 100 m il paese di Falciano che si costeggia in corrispondenza delle ultime case.

La strada prosegue a tratti nel bosco, inizialmente in lieve discesa per alcune centinaia di metri, per poi riprendere a salire con maggiore pendenza sino al crinale in prossimità di Rocchetta dove diviene quasi pianeggiante per alcuni km. Tirando il fiato si ha il piacere di ammirare la bella visuale sul comprensorio del Monte Ceresa, con visibili alcuni paesi più in basso, che si incontreranno lungo il percorso ad anello.

Oltrepassata la frazione di Rocchetta, dopo circa 1 km si riprende a salire sino ad Agore dove si raggiunge il punto di massima altezza dell’escursione (12,5 km dal punto di partenza, tempo necessario circa 2 ore).

Si attraversa il paese lungo l’asse centrale e si prende il ripido sentiero che scende verso Poggio Rocchetta che è consigliabile percorrere parzialmente a piedi, per la presenza di insidiose pietre tufacee che diventano ancora più pericolose e scivolose nel periodo post-invernale o dopo abbondanti precipitazioni. Dopo aver superato un piccolo strappo in salita di alcune decine di metri, costeggiando alcune grotte rupestri, si arriva a Poggio Rocchetta dove si riprende la strada brecciata in lieve pendenza verso Tallacano.

Giunti al paese, la strada diviene asfaltata e scende verso il punto di partenza, non prima di aver comunque affrontato due brevi tratti in salita, uno subito dopo l’attraversamento del fosso di Tallacano fino al bivio per Falciano e l’ultimo in prossimità del Fiume Tronto.

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Sui levigati scivoli di arenaria nei pressi di Rocchetta

Sul non facile sentiero tra Agore e Poggio Rocchetta

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La Salaria

L’odierna Strada Statale n. 4, denominata da antichissima data via Salaria, corrisponde all’antico itinerario usato per il trasporto del sale dalle zone litorali del mar Adriatico a quelle della Sabina. Il sale è un minerale importantissimo per l’alimentazione umana, la conservazione delle carni e la concia delle pelle. Cosicché la strada Salaria ha rappresentato fin dall’antichità uno degli assi viari più importanti del Piceno; valorizzata dai Romani per i traffici commerciali venne ampiamente risistemata all’epoca di Augusto.

Nella sua lunghissima esistenza questa strada ha visto scorrere popoli, merci ed eserciti di soldati; è stata percorso di antiche transumanze e veicolo di diffusione del Cristianesimo, dei Benedettini di Farfa, di arte e di culture diverse. Nel tratto che comprendeva il Piceno la Salaria aveva una prima “Statio” ad Arquata e attraversava poi la stretta vallata montana per giungere ad Acquasanta.

Tracce della sua antica esistenza si hanno a Trisungo, dove è stato ritrovato un cippo miliare, e ad Acquasanta, il cui ponte vecchio sul Garrafo segna l’antico percorso; ad Arli viene conservato nella chiesa di San Pietro un altro cippo miliare di epoca Augustea e si può ancor oggi osservare in località Santa Caterina un muro di sostegno in travertino che si sviluppa per sessanta metri risalente allo stesso periodo.

La Salaria continuava poi il suo percorso verso l’Adriatico e giungeva ad Ascoli entrando da porta Romana ed uscendo per il ponte di Cecco sul Castellano, per proseguire fino al mare tenendosi per tutto il percorso sulla sponda destra del fiume Tronto.

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In alto: tra le case di Poggio Rocchetta

A sinistra: sulla strada per Rocchetta

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I n alto: nei pressi del mulino Pompili con la cascata del fosso di Tallacano

A destra: la stretta via centrale di Agore

Itinerario MTB 3

Distanza: 16.4 km

Altitudine: 273 - 756 m

Dislivello in salita: 483 m

Dislivello in discesa: 483 m

Tempo totale necessario: 2/2.30 ore

Difficoltà: fino a Radicina il percorso si presenta di difficoltà medio facile, poi la discesa da Radicina è riservata ad esperti ed è da evitare nel periodo invernale o dopo abbondanti precipitazioni

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Ponte d’Arli - Arli - S. Pietro d’Arli -

Sala - S. Maria Scalelle - S. Giacomo -

Radicina - Ponte d’Arli

Accesso

Da Ascoli Piceno 14,1 km, 30/40 minuti (in bici).

Tipo di strada

La salita è su strada brecciata; tra il bivio Scalelle e S. Giacomo la strada è asfaltata mentre da Radicina la discesa è su sterrato e a tratti su sentiero.

Commento

Percorso di notevole interesse storico-ambientale che dalla frazione di Ponte d’Arli, con l’omonimo elegante ponte sul fiume Tronto, porta alla frazione di S. Pietro d’Arli dove all’interno del paese c’è una piccola chiesa, recentemente restaurata, con interessanti affreschi all’interno. In prossimità della frazione di Sala si percorre uno spettacolare crinale dove si apre la visuale su tutto il comprensorio del Monte Ceresa. Proseguendo si incontra la caratteristica chiesa di S. M. Scalelle anch’essa di recente ristrutturazione. Da Radicina si affronta una discesa fra le più tecniche e appaganti di tutto il comprensorio che scende costeggiando il rio Nile per un impegnativo sentiero sino alla S.S. n. 4 Salaria.

Per chi volesse evitare la ripida discesa di Radicina si può in alternativa, al bivio per S. Giacomo, scendere per Colleiano verso la S.S. n°78 Picena lungo i percorsi descritti al n°1 e al n°6. Una volta giunti al bivio della S.S. n°78 Picena si gira a destra e si percorre la strada asfaltata sino al bivio Mozzano ed infine la S.S. n°4 vecchia Salaria fino a Ponte d’Arli.

Descrizione

Si parte dalla frazione di Ponte d’Arli al km 189,700 della S.S. n. 4 Salaria. È piacevole iniziare il percorso passando sul ponte romano che con un’unica arcata attraversa il fiume Tronto. Ritornati sulla strada, è possibile rifornirsi d’acqua da una fontana al centro della frazione.

Ci si dirige a questo punto verso Arli percorrendo la strada asfaltata in salita. Dopo circa 900 m, al bivio si volta a destra in direzione di Arli e, passati altri 100 m, si volta nuovamente a destra per una ripida salita che raggiunge il cimitero di Arli (circa 1.7 km dalla partenza). Dal cimitero la strada diviene brecciata con pendenza media, quasi sempre costante sino all’abitato di Campeglia.

Lungo la salita si incontra la frazione di S. Pietro d’Arli con una chiesetta all’interno del paese di recente restauro con graziosi affreschi all’interno.

Si prosegue in salita su strada brecciata sino ad arrivare dopo circa 4.7 km dal punto di partenza al bivio di Campeglia; si svolta a sinistra e percorrendo il panoramico crinale si arriva alla frazione Sala e da qui sempre per strada brecciata, quasi pianeggiante, si giunge al bivio per Scalelle – Piandelloro dove termina il tratto di salita (8,1 km dal punto di partenza con tempo impiegato di circa 1-1,2 ore).

All’incrocio si prende la strada asfaltata sulla destra e dopo circa 500 m si devia nuovamente a destra percorrendo lo sterrato che conduce all’elegante chiesa di Santa Maria Scalelle che merita una nuova sosta.

Si prosegue per il percorso costeggiando il cimitero per una stradina che diviene sentiero e si ricongiunge alla strada asfaltata per Lisciano. Dopo circa 400 m da Lisciano si gira a destra in direzione S. Giacomo e da qui per strada brecciata si scende sino a Radicina.

Giunti a Radicina si imbocca lo sterrato che continua a scendere. Dopo circa 350 m si attraversa un piccolo fosso e dopo altri 50 m si lascia il tratturo che sale, per prendere il sentiero che scende sulla destra e segue il rio Nile. Il percorso si fa a questo punto molto tecnico, percorribile con prudenza soprattutto quando è bagnato, per la presenza di insidiose lastre tufacee. Dopo circa 500 m, quando il sentiero tende nuovamente a salire, si gira nuovamente a destra (imbocco poco visibile) per il sentiero che continua a scendere e seguire il Rio Nile.

Più avanti si percorre a piedi un breve tratto di 50 m per attraversare dei lastroni di arenaria e infine per bellissimo sentiero nel bosco, si scende lungo il lato del fosso sino a raggiungere la S.S. n. 4 Salaria e da qui il punto di partenza.

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Il ponte del ‘500 sul fiume Tronto

Inizio della gita a Ponte d’Arli

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La Chiesa di Santa Maria Assunta a Scalelle

La chiesa di Scalelle è intitolata a Santa Maria Assunta e si trova distante dall’abitato circa 750 metri, sulla cima di un colle dal quale è possibile vedere il Monte Castellaro, la frazione Sala; dalla torre campanaria si ammira il crinale fino alla via consolare Salaria insieme ad una parte del territorio del Comune di Acquasanta Terme.

La struttura architettonica della chiesa è piuttosto imponente: caratterizzata da un robusto campanile integrato nel corpo dell’edificio, reca sul portale principale, datato 1516, il simbolo araldico della comunità, la scala, con il nome del nobile Giacomo di Pandolfo.

Si ricorda la presenza di un altro architrave datato 1505, oggi distrutto, che celebrava alcuni lavori operati nell’edificio sacro grazie all’intervento generoso del nobile Giovanni di Pandolfo.

Al suo interno, un grosso arco a tutto sesto divide il presbiterio dall’aula le cui pareti dovevano essere ricoperte di affreschi che sono andati perduti a causa probabilmente di alcuni rimaneggiamenti attuati negli anni ’30. A motivo della sua poderosa struttura la chiesa fu impiegata anche a scopo militare e difensivo durante il banditismo, tanto che nel 1585 era stata adibita a corpo di guardia.

Le campane della chiesa furono rifuse nel 1928 da Don Felice Piotti.

Ponte d’Arli

L’antico Ponte romano che presso Ponte d’Arli superava il Rio Nile è oggi visibile al di sotto del livello stradale tra il viadotto della superstrada e il ponte sulla moderna statale.

Il ponte, ad una sola arcata, è in travertino ed arenaria poiché fu costruito in due momenti diversi: la struttura originaria, riferibile all’età augustea, risulta infatti essere di travertino, mentre in un periodo più recente ci furono lavori di ampliamento verso valle, realizzati in arenaria.

Quello che incontriamo all’interno del paese, tutt’oggi praticabile, è invece molto più recente.

Nei primi anni del ‘500 infatti, come riferito da fonti archivistiche, nel territorio acquasantano i ponti erano costruiti tutti in legno, tranne quello di epoca romana del torrente Garrafo.

Essi erano però soggetti a frequenti crolli, dovuti alle piene dei fiumi Tronto e Castellano, cosicché ad Arli si chiese l’edificazione di un ponte proprio sotto la propria villa, offrendo per i lavori la somma di 100 some di calce.

Il nuovo ponte venne chiamato ancora per un po’ di tempo come il vecchio ponte in legno di “S. Croce”, e doveva il suo nome alla chiesa di S. Croce ad Vallem o a valle Corno, molto importante tra la fine del ‘400 e i primi del ‘500.

Chiesa di S. Pietro ad Arli

Ad Arli la fervida religiosità e devozione del passato è testimoniata da numerose chiese e dalla generosità verso i poveri che si riscontra nei testamenti.

Tra le chiese principali risultano fin dal 1039 quella della SS. Annunziata e quella di San Pietro che ospitano a volte contemporaneamente due Rettori, a volte ne hanno uno solo che le officia entrambe. In altri periodi è invece più importante delle altre la chiesa di Santa Croce che dava il nome al ponte posto alla confluenza del Rio Nile col fiume Tronto e dove, tra la fine del ‘400 e i primi del ‘500 risiedeva il Preposto.

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Sul largo crinale verso S. Maria di Scalelle

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Da San Pietro D’Arli verso Sala

San Pietro D’Arli : a lato alcuni affreschi custoditi nella chiesa